Visioni Archiviate
Silvio forever PDF Stampa E-mail
Scritto da Mafaldo   
Lunedì 11 Aprile 2011 22:22

Un film di Roberto Faenza, Filippo Macelloni. Documentario, durata 85 min. - Italia 2011. - Lucky Red

Il film documentario "Silvio forever", autobiografia non autorizzata interamente composta da reali filmati del vero Berlusconi,  è una doppia certezza: per chi, come il sottoscritto, crede che questo disastroso fenomeno nostrano che spesso parla di sè in terza persona, sia un bugiardo, vanesio, un corruttore disonesto, lo specchio di un'Italia ignorante ed ipocrita, che naturalmente ne ha combinate di tutti i colori e fa politica esclusivamente per la propria impunità, il film conferma ogni sospetto (ma oramai i sospetti sono verità talmenti evidenti che ogni giorno ci si domanda come sia possibile che certa gente ancora ci creda); la visione lascia un certo amaro in bocca per alcune importanti omissioni (non si citano i processi prescritti, i legami con collaboratori condannati per mafia, la P2, le mazzette versate ai giudici) e rinnova il disgusto per l'incapacità a reagire. Ma tutto sommato nulla di nuovo, già tutto si sa e da anni si fa fatica a sopportare questa ignominia.

Per chi invece (...no comment...) ancora, nonostante tutto (!) lo difende, il film risulta un elenco di fatti che sicuramente verranno reinterpretati come congiura; ed anche qui nulla di nuovo.

Quindi? Se ne sentiva la necessità? Probabilmente il senso di tutto ciò è confermare che l'Italia è un paese assurdo, e ancora più assurdi siamo noi italiani che non siamo capaci di liberarci di un politico (e conseguentemente una politica) incapace, di pessimo livello, che si spaccia per la migliore degli ultimi anni ma che è esattamente il contrario, per un sistema che ha prodotto talmente tanti danni (economici, sociali, etici) da temere che non ci riprenderemo mai..

I filmati reali, l'audio autentico (a tratti la vera voce di Berlusconi, a tratti Neri Marcorè che recita i veri dialoghi) descrivono la storia dall'infanzia del "più grande piazzista del mondo", come lo definì Montanelli, cercando di non dare giudizi, senza aggiungere nulla all'evidenza. Alcuni hanno scritto che in tal modo si rischia di presentarlo solo come una "simpatica canaglia"; a mio avviso ne esce esattamente quello che Berlusconi è: un furbo megalomane disonesto e viscido che rappresenta il lato più becero dell'Italia.

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Aprile 2011 22:57
 
Gianni e le donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Truda   
Martedì 05 Aprile 2011 19:18

di Gianni Di Gregorio. Con Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis, Alfonso Santagata, Elisabetta Piccolomini, Valeria Cavalli, Aylin Prandi, Kristina Cepraga, Michelangelo Ciminale, Teresa Di Gregorio, Lilia Silvi, Gabriella Sborgi, Laura Squizzato, Silvia Squizzato.

Commedia, Italia 2010.

Lo stesso regista de "Il pranzo di ferragosto" torna al cinema con una commedia agrodolce in cui il protagonista, appunto Gianni, è circondato da donne che lo lusingano ma da cui non ottiene altro che tante amicizie.

Gianni, che si sta avviando verso l'età senile, sta forse cercando l'ultima emozione sentimentale e per questo lo vediamo cacciarsi nelle situazioni più diverse e buffe, senza mai riuscire a raggiungere il suo scopo.

Un film mai volgare (lo è molto di più la realtà che ci circonda) e che mostra la difficoltà di accettare l'idea di invecchiare.

Una piccola perla in un mondo di oscenità.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Aprile 2011 19:28
 
Nessuno mi può giudicare PDF Stampa E-mail
Scritto da Basettona   
Mercoledì 30 Marzo 2011 11:56

Un film di Massimiliano Bruno. Con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Giovanni Bruno, Hassani Shapi, Valerio Aprea, Lillo, Lucia Ocone, Awa Ly, Raul Bolanos, Maurizio Lops, Pietro De Silva, Caterina Guzzanti, Massimiliano Delgado, Massimiliano Bruno, Dario Cassini. Commedia, durata 95 min. - Italia 2011.

Divertente, italiano fino alla morte (con tutti gli annessi e connessi del caso, tra cui il lieto fine, la famiglia in pole position, etc.), ma nel complesso un lavoro brillante, senza pretesa di capolavoro.

L'Italia è quella del politico corrotto, dell'arricchito ignorante, della escort fiera di esserlo e dell'immigrato sfruttato.. tutte cose credibili se non proprio fedeli al vero, raccontate con l'ironia della commedia all'italiana (quella buona però, non quella del cinepanettone) a volte con una punta di retorica e con un dispendio eccessivo di buoni sentimenti, ma comunque con un risultato di tutto rispetto.. Credo, soprattutto grazie all'interpretazione di Paola Cortellesi, che dimostra ancora una volta di avere un talento immenso, ma anche per le piccole e grandi interpretazioni dell'intero cast e per una buona riuscita tecnica complessiva del lavoro. Regia, fotografia, sceneggiatura, location, casting e tutto quello che sta dietro alla produzione di un film (ossia il lavoro di centinaia di persone) ha funzionato bene, o almeno questo è quanto è dato credere di fronte al risultato.

Non c'è una critica reale, ma una presa in giro alla buona, di un mondo fatto di apparenze destinate ad essere vacue.. mentre la vita vera è tutt'altra cosa, con i suoi problemi ma anche con i suoi valori.. Un tantino retorico e probabilmente anche scontato, ma dovete tener conto che io sono una romantica, onde per cui, adoro le storie che finiscono bene, dove le persone si amano, le amicizie durano e i soldi non contano niente..

Lo so, lo so.. non dite niente, per fortuna almeno al cinema si può credere a tutto!

Io mi sono divertita molto, ho riso di cuore e consiglio sinceramente la pellicola, ovvio che è una commedia all'italiana, se cercate altro, cambiate film!!

P.S. C'è una chicca davvero geniale della sorella più piccola di casa Guzzanti associata ad uno dei pezzi sanremesi di Fausto Leali.. non svelerò nulla, ma giuro che il film potrebbe meritare anche solo per quella..

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Luglio 2011 08:13
 
LA RIVINCITA DELLE BIONDE PDF Stampa E-mail
Scritto da Truda   
Domenica 13 Marzo 2011 12:52

Film del 2001, forse un pò vecchiotto, ma per una serata leggera o una domenica casalinga sicuramente valida alternativa ai film comici di ultima generazione.

Già dal titolo si deduce che la protagonista è una biondina, apparentemente senza cervello e molto frivola, ma soprattutto tipicamente losangelina dedita alla moda e al divertimento.

Il cambiamento, la svolta sono dovute ad una delusione d'amore e fin qui nulla di originale, ma i colori, l'abbigliamento e il processo (perchè la nostra protagonista va a Harvard per rifarsi) strappano sicuramente qualche risata e sorrisi. Piccole chicche per dimostrare che non tutte le bionde sono senza cervello.

Un'ora e mezza di buon umore, garantito.

 

 
The Fighter PDF Stampa E-mail
Scritto da Basettona   
Giovedì 10 Marzo 2011 08:49

Un film di David O. Russell. Con Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee, Jenna Lamia, Bianca Hunter, Dale Place, Erica McDermott, Salvatore Santone, Chanty Sok, Jeffrey Corazzini, Anthony Molinari, Sue Costello, Bo Cleary, Paul Locke, Sean Patrick Doherty, Kenn Medeiros, James Shalkoski Jr, Robert Wahlberg, Barry Ace, Caitlin Dwyer, Jeremiah Kissel, Jackson Nicoll, Melissa McMeekin, Billy "V" Vigeant, Steven Barkhimer, Joe Lupino, Dendrie Taylor Drammatico, Vietato ai minori di 16 anni, durata 115 min.

Crudo, sporco, con una fotografia quasi documentaristica e un cast da far accapponare la pelle praticamente sotto ogni punto di vista. Un bel film, girato, recitato e montato bene su una storia vera..

Se non amate l'America, con tutte le sue contraddizioni, forse non apprezzerete come ho apprezzato io, ma in ogni caso, vale la pena di provarci. La famiglia, la voglia di diventare qualcosa di diverso dal mediocre pugile di provincia, il crack, la difficoltà di creare e mantenere relazioni, la volgarità e la devastante mancanza di istruzione, sono alcuni dei temi che il film affronta.. senza pietismi, con una critica che esce direttamente dalle immagini e quindi è priva di retorica. Non ci sono grandi discorsi, non si segue un eroe, una telecamera a mano gira per le strade di Lowell, Massachusetts, protagonista delle riprese che diventeranno un documentario per la televisione è Dickie Ward, leggenda locale del pugilato, magnificamente interpretato da Christian Bale; in secondo piano suo fratello Micky, anche lui pugile, purtroppo meno leggendario e dalla carriera un poco più incerta. A fare da sfondo al documentario, la provincia americana degli anni novanta, resa con magnifica ispirazione, dalla tribù di comprimari (di pregio i capelli e l'abbigliamento della madre e delle sorelle).

Io lo consiglio spassionatamente, come momento di riflessione ed amancipazione dall'amore famigliare e fraterno (termine spesso abusato), che seppure in maniera inconsapevole, spesso genera mostri e impedisce di crescere, lasciandoci ingabbiati in un ruolo che non ci siamo scelti e che tutti si aspettano che interpretiamo.

Carver, dell'amore e della dipendenza famigliare ha reso un magnifico esempio scrivendo L'Elefante, la sensazione che The Fighter lascia è molto simile, con una piccola punta di speranza in più..

Andate al cinema!!

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Marzo 2011 09:24
 
Un gelido inverno PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippa   
Mercoledì 23 Febbraio 2011 20:13

Un gelido inverno - Debra Granik, con: Jennifer Lawrence, John Hawkes, Kevin Breznahan, Dale Dickey, Garret Dillahunt, Shelley Waggener, Lauren Sweetser, Ashlee Thompson, William White, Casey MacLaren, Isaiah Stone, USA 2010, Drammatico, 100 Minuti.

Un gelido inverno è un film che definirei sconcertante più che controverso, quello che volevo farvi capire con quest'etichetta è che merita di essere visto, ma bisogna andarci preparati (non mi sembra vietato ai minori e non dovrebbe esserlo, ma non è un film da famiglia felice che si rilassa sulle poltroncine mangiando pop corn). La pellicola è molto realistica e mostra l'America che non siamo abituati a vedere, lontana dalle metropoli, bianca, montana, rurale, fatta di gente che quando vuole mangiare carne, esce a caccia e se la procura (per anime sensibili e stomaci deboli: a un certo punto sparano a uno scoiattolo, lo scuoiano e gli tolgono le budella. Godetevi il pop corn). Ree Dolly vive in una casupola di legno tra i boschi del Missouri con la mamma in stato catatonico, un fratellino e una sorellina, cani, gatto, cavallo e di tutto deve occuparsi lei, visto che il padre Jessup, produttore e spacciatore di anfetamine come tutti in zona, si è dato alla macchia. Ree è tosta, ma quando lo sceriffo la informa che suo padre ha pagato la cauzione ipotecando casa e bosco e che se non si presentasse all'udienza, loro si troverebbero in mezzo a una strada, deve fare i conti con l'omertà del proprio clan familiare, soggetto a leggi tribali violente e inalterabili. Ree capisce che il padre è stato ucciso per aver parlato con lo sceriffo ("Vi voleva bene e questo lo ha reso fragile", le dirà lo zio), ma non cerca vendetta, giustizia o anche solo una risposta, semplicemente non può perdere tutto, ha bisogno di un tetto sulla testa, per lei e per la sua famiglia. La ragazza dimostrerà a tutti di essere determinata, verrà punita per la sua cocciutaggine nel continuare a chiedere solidarietà e intendo pestata a sangue perchè "era stata ripetutamente avvertita" (ma visto che è una del clan sono le donne della famiglia a impartirle la dura lezione: "Nessun uomo ha toccato la ragazza, siamo state io e le mie sorelle"), ma alla fine le stesse donne che l'hanno picchiata la "premieranno" per il suo carattere, facendole trovare il corpo del padre e quindi le prove che le consentono di continuare a vivere lì dove è sempre vissuta. Visto la durezza della situazione e dei rapporti umani, per noi è sconcertante il continuo appellarsi di Ree al legame di sangue che li unisce tutti, il suo rivendicare di essere una Dolly, una che non parla, il suo senso di appartenenza e di lealtà al clan che non viene mai messo in discussione. L'unica occasione che avrebbe di cambiare vita sarebbe arruolarsi, ma, come spiega ai fratellini: "Senza il peso di voi due sulle spalle, mi sentirei persa". La regista e la produttrice sono anche le sceneggiatrici, per una fedeltà maggiore al romanzo di Danile Woodrell hanno deciso di girare in loco, con attori del posto e coinvolgendo il più possibile la popolazione.

 
He got game PDF Stampa E-mail
Scritto da Truda   
Domenica 20 Febbraio 2011 20:13

He got game è un film di Spike Lee del 1998 con protagonista un giovane Ray Allen, stella oggi acclamata dei Boston Celtics.

Il film merita di per sè, ma sicuramente esercita una maggiore fascinazione per chi, come me, ama il basket e soprattutto la NBA.

La storia racconta del difficile passaggio di un ragazzo, Jesus Shuttlesworth, promessa del basket, dall'high school al college.

Tutto l'ambiente che lo circonda cerca di "consigliarlo" mosso da interessi personali e addirittura il padre, finito in carcere per aver assassinato la madre di Jesus, ottiene una settimana di libertà dal direttore del penitenziario per poter influenzare la scelta del figlio per il college di cui il direttore del carcere è tifoso sfegatato.

La storia potrebbe sembrare surreale, in realtà dietro le scelte di queste stelline del college basket si muovono interessi enormi, visto che il basket collegiale è tra gli sport più seguiti negli Stati Uniti.

Le Final Four rappresentano un evento tale da far sospendere anche le partite della NBA per concentrare tutta l'attenzione dei telespettatori (evento che va in diretta tv nazionale) sull'avvenimento.

Per tornare al film, Spike Lee racconta con crudezza il momento difficile di un giovane ragazzo costretto a prendersi cura della sorellina senza i genitori cui appoggiarsi.

Denzel Washington nel ruolo del padre è molto convincente e il giovane Ray Allen nel ruolo del ragazzo altrettanto.

Bella e azzeccata la colonna sonora curata dai Public Enemy.

Dopo il film Allen è stato soprannominato He got game (espressione per indicare giocatore di talento) e a dimostrazione dell'occhio lungo di Spike Lee quest'anno Allen è diventato il giocatore che ha segnato più triple nella storia della NBA.

Come a dire mai film fu più profetico!

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Febbraio 2011 21:03
 
Kill Me, Please PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippa   
Lunedì 14 Febbraio 2011 15:53

Kill Me, Please - Olias Barco. Con Aurélien Recoing, Virgile Bramly, Daniel Cohen, Virginie Efira, Bouli Lanners. Commedia, durata 95 min. Belgio - Francia 2010.

Kill Me, Please di Olias Barco, è a mio parere il classico film perfetto per un festival (non a caso vincitore del Marco Aurelio d'Oro all'ultimo Festival di Roma) che poi purtroppo non esce nelle sale o rimane in cartellone per pochi giorni, passando inosservato e rimanendo misconosciuto al pubblico mainstream. Chiaro che un film in bianco e nero, a bassissimo budget e che affronta un argomento controverso come il suicidio non faccia venir voglia ai distributori di rischiare (anche se quando sono andata a vederlo la sala era piena), ma il film è interessante e merita: il Dottor Kruger ha scelto di dare dignità al suicidio e ha aperto una clinica (ovviamente in Svizzera, circondata da un bianco abbacinante e dal silenzio) dove offre assistenza a chi ha deciso di farla finita; ovviamente agli ospiti non viene fatta nessuna fretta, anzi, la speranza del medico è che essi cambino idea all'ultimo, ma i più impazienti di morire sembrano essere proprio i pazienti... Gli aspiranti suicidi sono un'accozzaglia strepitosa di personaggi disturbati ed eccentrici (da chi si è giocato la moglie a poker al ricco ereditiere che vuol morire per lasciare tutto alla clinica e far rimanere così i parenti a bocca asciutta), non tutti quelli che vogliono morire lo fanno per motivazioni comprensibili ai più, come una malattia incurabile e la popolazione locale non è affatto contenta della clinica, che viene vista con crescente ostilità. L'imprevedibilità della morte entra in scena drammaticamente, viene trovato un cadavere ma non risulta mancare nessun ospite, le cose si complicano sempre più, la tensione tra la popolazione e i pazienti deflagra e vi lasciamo immaginare come andrà a finire... Un film grottesco e anarchico, capace di far riflettere, ricco di battute al vetriolo, sicuramente imperfetto e paradossale, ma anche esilarante e irresistibile.

 
Blob - fluido mortale PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippa   
Martedì 08 Febbraio 2011 16:21

Blob - fluido mortale, Irvin S. Yeaworth Jr., con Steve Mcqueen, titolo originale: The Blob, USA 1958. Durata 86 min. Genere horror fantascientifico.

Imperdibile classico americano del 1958 (oggetto di remake nel 1988, che non ho visto) con un giovane Steve Mcqueen nella parte del ragazzo che dovrebbe essere un po' ribelle (fa tenerezza, visto con gli smaliziati occhi contemporanei: il ragazzo va in giro in macchina la sera facendo il tamarro, scappa da una finestra, cose così...). In una sera d'estate cade una meteora vicino a una tranquilla cittadina americana: dalla meteora esce uno strano fluido, che si attacca al braccio di un contadino accorso sul posto; una coppia di fidanzatini soccorre l'uomo accompagnandolo dal medico, ma quando tornano per controllare non trovano più nessuno, sono tutti scomparsi, contadino, dottore, infermiera. Chi è stato? Ma l'orrida massa gelatinosa aliena ribattezzata Blob! Potevamo stupirvi con effetti speciali, ma siamo negli anni Cinquanta e il fluido mortale somiglia alla gelatina di lamponi o agli spaghetti di soia del cinese. Nessuno crede ai ragazzi che danno l'allarme, ma la massa cresce e alla fine è il panico, visto che resiste a tutto: come fermarla? Il buon Steve ha un lampo di genio, riesce a capire che Blob teme solo il freddo, non può essere distrutto ma solo bloccato congelandolo. La massa viene letteralmente presa di peso dall'aviazione (arrivano i nostri) e lasciato al Polo Nord, ma come ammonisce il finale: fino a quando? Con la fortuna che abbiamo, oltre alla crisi dobbiamo aspettarci anche il risveglio del Blob? Scherzi a parte, godetevi quest'ingenuo horror fantascientifico che non farebbe paura neanche a un bambino. Per chi non lo sapesse, questo è il film che ha ispirato il programma omonimo di Rai3.

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Febbraio 2011 16:55
 
Another Year PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippa   
Venerdì 04 Febbraio 2011 18:38

Another Year - Mike Leigh, con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Peter Wight, Oliver Maltman, David Bradley, Imelda Staunton, Martin Savage, Karina Fernandez, Michael Austin, Philip Davis, Stuart McQuarrie, Gran Bretagna 2010.

Another Year, un altro anno, è quello che passa nella vita di Tom e Gerri, attempata coppia inglese che viene seguita dal regista secondo l'alternarsi delle stagioni, intese non solo come stagioni climatiche ma anche come fasi della vita: si parte dalla primavera e si chiude con l'inverno. La coppia gode di quello che ha, l'orto rappresenta la quintessenza di una vita felice, entrambi hanno un buon lavoro e sono privi di grossi problemi, insomma semplicemente invecchiano serenamente, il figlio è avvocato e non dà preoccupazioni, anche se non ha ancora regalato un nipotino...  Tom e Gerri hanno però amici e familiari (segnatevi questi tre nomi: Mary, Ken e Ronnie) che non se la passano altrettanto bene, annegano i dispiaceri nell'alcool (tanto, tantissimo, il che porta a scene meravigliose, si ride parecchio in certi frangenti), soffrono di solitudine, sono insoddisfatti o persi; durante l'anno verranno sostenuti dalla coppia, invitati a cena e pranzo, tenuti a dormire nel letto del figlio, insomma accuditi. Mike Leigh ci regala un film magistrale, minimalista se ce n'è uno, fatto di niente se non la vita quotidiana di una coppia che invecchia, i loro amici e i relativi problemi, che sicuramente non sono risolvibili dalle cene e dalle bevute, anzi, andando verso l'inverno della vita sono destinati inevitabilmente ad acuirsi. Pur con momenti brillanti, il film sa essere amaro, il regista non addolcisce e non risparmia nulla, i corpi goffi, affaticati, appesantiti degli attori, gli acciacchi, i difetti, sia caratteriali che fisici, vengono mostrati e il cast è perfetto, tutti hanno la faccia giusta, quella reale della vita vissuta. Una precisazione: il film l'ho visto in lingua originale con sottotitoli, non so come sia doppiato, in inglese sicuramente merita.

 
Passione PDF Stampa E-mail
Scritto da Truda   
Giovedì 03 Febbraio 2011 18:24

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Il film di John Turturro che omaggia la musica napoletana "Passione" è un video musicale dall'inizio alla fine.

Turturro rende nel film la musicalità di Napoli e le sue particolarità ed eccezioni, il tutto montato con gusto e ritmo.

Bellissima Pietra Montecorvino in "Dove sta' Zazà" così come Peppe Barra, Max Casella e M' Barka Ben Taleb in "Tammurriata nera".

Se riuscite a recuperarlo in qualche seconda visione cinematografica non perdetelo, altrimenti bisognerà aspettare l'uscita del DVD il 22 febbraio, ma è assolutamente da vedere!

Il cammeo di Fiorello muove alla grassa risata, impossibile tenersi.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Febbraio 2011 18:57
 
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