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Le chiese di Bologna - Quarto itinerario: Madonna di Galliera, San Colombano, Madonna della Pioggia, Sacro Cuore |
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Scritto da Mafaldo
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Riprendiamo il nostro viaggio tra le chiese di Bologna. Una delle facciate più interessanti si trova in via Manzoni, laterale di via Indipendenza. E' la chiesa della Madonna di Galliera. Già nel XIV secolo qui sorgeva una più piccola ed antica chiesa, chiamata dello Spirito Santo, abitata dai frati Vergognosi dell'Ordine di S. Agostio. Convertita in oratorio, rimase in abbandono finchè nel 1478, una immagine della Madonna dipinta nel muro sotto il portico, secondo la leggenda iniziò a fare miracoli. La comunità decise allora di ricostruirla. La bella facciata, purtroppo un poco annerita dallo smog, contiene un bellissimo portale del palazzo Hercolani, mentre nell'interno possiamo ammiratre opere del Bibiena, della Sirani, di Albani e del Guercino. Attiguo è l'Oratorio di San Filippo Neri, oggi di proprietà della Fondazione del Monte. L'oratorio, gravemente danneggiato dai bombardamenti, è stato ricostruito con un bell'intervento moderno che ha sostituito alle parti mancanti elementi lignei, ed è oggi utilizzato come sede di presentazione degli eventi della Fondazione.
Spingendoci nella attigua via Parigi, troviamo la chiesa di San Colombano, che è già rientrata nel circuito dei musei bolognesi assieme ad alcuni palazzi della via Galliera. San colombano faceva parte di un antichissimo convento abitato da vari ordini di monaci e l'esterno conserva ancora tracce dell'antica forma romanica. Il portico, costruito nel XVII secolo, è ornato dalla rappresentazione del Giudizio Universale, dell'Inferno e degli Evangelisti.
Proprio di fronte, percorrendo la via degli Usberti, sbuchiamo in via Montegrappa, dove sorge la chiesa di San Gregorio, esistente dal XIII secolo e rifatta nella facciata nel 1780. Nell'interno opere di Procaccini, Massari, Carracci.
Nella vicina via Nazario Sauro, sorge l'ex chiesa di San Giorgio in Poggiale, anch'essa devastata dai bombardamenti e recentemente restaurata ad opera della Fondazione Carisbo, che ne ha fatto sede di una bella biblioteca d'Arte e Storia.
Ritorniamo in via Galliera (una delle vie più ricche d'arte e palazzi signorili, di cui avrò modo di parlarvi in un prossimo capitolo, poichè è purtroppo trascurata ed ha perduto importanza dopo l'apertura della parallela via Indipendenza) e al numero 10 sorge la chiesa di Santa Maria Maggiore, una delle più antiche di Bologna, già citata in una bolla di Gregorio VII. La forma attuale è del 1665, e nell'interno troviamo opere del Tiarini e un interessante crocifisso ligneo del XV secolo. Poco più in là, alla confluenza di via Riva di Reno, sorge la deliziosa piazzeta della Pioggia, con la chiesa della Madonna della Pioggia o San Bartolomeo in Reno, ricostruita nel 1730. Il santuario, legato ad un venerato dipinto di Madonna con Bambino aveva annesso un ricovero per pellegrini convertito nel 1527 in orfanotrofio maschile.
Scendendo in via Indipendenza, troviamo la chiesa di San Benedetto, al numero 64, anch'essa antichissima e purtroppo ricostruita nel 1600. Sino al 1890 la facciata era in via Galliera, dove tutt'ora se ne trovano tracce e fu voltata in continuazione del portico per l'apertura della grande arteria di via Indipendenza. E' una chiesa purtroppo cupa, che ben si adatta alla brutta parte finale della via, ma all'interno possiamo trovare opere di Tiarini, Massari e Gandolfi.
Se ci spingiamo fuori dal centro storico, percorrendo il ponte di Galliera che attraversa i binari della stazione, troviamo la chiesa del Sacro Cuore, imponente costruzione annessa all'Istituto dei Salesiani. Il santuario fu fatto erigere tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 ed è un bell'esempio di stile eclettico - liberty, come alcune case vicine e il teatro Testoni proprio di fronte.
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Le chiese di Bologna - Terzo itinerario: San Pietro, San Giacomo, SS.Vitale e Agricola, San Bartolomeo, S. Maria dei Servi |
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Scritto da Mafaldo
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La Cattedrale di Bologna non è, come spesso si pensa, San Petronio, bensì San Pietro, che si trova, maestosa ed imponente, quasi "costretta" in uno spazio non suo, all'inizio di via Indipendenza, al n. 7. Dobbiamo ricordare che in passato l'odierna via Indipendenza non esisteva, ma fu creata sventrando piccoli borghetti e vie strette, così oggi la Cattedrale ci appare in un contesto diverso da quello che aveva in origine. Divenne Cattedrale nel 910, dopo la distruzione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Distrutta dall'incendio del 1131, fu riedificata e modificata più volte, sino ad assumere le forme odierne in stile barocco. Dell'antica chiesa romanica non rimane praticamente nulla (scendendo nella cripta si trova qualche traccia dei muri perimetrali della vecchia cattedrale), ma una visita al campanile svela un segreto: l'antico campanile rotondo è ancora perfettamente visibile inglobato nell'attuale. All'interno, anch'esso di proporzioni maestose, troviamo opere di Donato Creti (S. Carlo che soccorre i poveri), Ludovico Carracci (L'annunciazione e San Pietro e la Vergine), Alfonso Lombardi (una Pietà col Cristo Morto in cotto).
Costeggiando la Cattedrale in via Altabella, lungo uno dei portici più alti di Bologna, si può passeggiare sino a via Oberdan e, attraversando il delizioso ghetto ebraico, giungere in via Zamboni, dove si trova una delle chiese più interessanti della città. La chiesa di San Giacomo fu iniziata nel 1267, e terminata nel 1344, in stile romanico tipico delle chiese agostiniane. Colpisce il bel portico rinascimentale laterale lungo via Zamboni, ma soprattutto il retro della chiesa, racchiuso in piazza Verdi da un tratto delle mura del Mille, dove emergono oltre al campanile anche il campaniletto e la chiesetta di Santa Cecilia, addossate a San Giacomo. L'oratorio di Santa Cecilia è uno dei tesori sconosciuti della nostra città: interamente decorato con episodi della vita dei santi Valeriano e Cecilia, fu realizzato nel 1506 dai massimi esponenti della pittura bolognese, tra i quali Amico Aspertini, Lorenzo Costa e Francesco Francia. Nell'interno di San Giacomo invece è da menzionare la Cappella Bentivoglio, splendidamente pavimentata e decorata da dipinti di Lorenzo Costa.
Risalendo via Zamboni verso le Due Torri, giriamo in via San Vitale e al numero 44 troviamo la chiesa dei SS. Vitale e Agricola. L'antica chiesa di cui rimane la cripta, esisteva sin da empo remoto, e fu consacrata da S. Petronio nel V secolo. Oggi la chiesa è un pò dimenticata e trascurata, e l'interno piuttosto cupo.
Tornando verso le Due Torri giriamo questa volta in Strada Maggiore, e proprio all'inizio si trova la chiesa di San Bartolomeo, che fa da sfondo alle torri. La chiesa sorge nel luogo dove S. Petronio aveva fondato una chiesa più piccola nel lontano V secolo, e l'attuale è il risultato di moltissime trasformazioni, che diedero luogo all'aspetto attuale. Meraviglioso è il portico, del XVI secolo, mentre nel bell'interno troviamo opere di Carracci, Albani, Guido Reni.
Facciamo una passeggiata per la bella ed elegante Strada Maggiore. All'angolo con via Guerrazzi, sorge una delle chiese monacali più antiche e ben conservate della città. Santa Maria dei Servi, con il bel quadriportico davanti alla facciata e sul lato che corre lungo Strada Maggiore, fu fondata intorno alla metà del XIV secolo. Purtroppo resta poco dei dipinti nelle lunette del portico, ma ancora possiamo apprezzare le belle proporzioni delle colonne e della facciata della chiesa. L'interno ricorda S. Petronio, e contiene opere di Cesi, Barbieri, Tiarini, Mastelletta, Crespi, Sirani, Guercino. Oggi è molto frequentata per i concerti di musica classica che si tengono durante tutto l'anno.
Se è pomeriggio inoltrato, potete fare due passi in via Guerrazzi e fermarvi a gustare un aperitivo al bar Maurizio, al numero 22 quasi all'angolo con via S. Petronio Vecchio. In realtà il bar è minuscolo, ma è un'istituzione oramai da più di 20 anni per la folla che si ritrova ogni sera sotto il portico e per i piccoli concerti di musica che si tengono in genere il venerdì e il sabato. Bella atmosfera variegata e rilassata.
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Le chiese di Bologna - Secondo itinerario: San Domenico, San Procolo, Corpus Domini, San Petronio, Santa Maria della Vita |
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Scritto da Mafaldo
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Per il secondo itinerario alla scoperta delle chiese cittadine, vi consiglio di partire da una delle più suggestive, sia per la curiosa facciata, sia per la bella piazza che la circonda, stranamente alberata per il centro di Bologna: la chiesa di San Domenico. Lo spettacolo è poi mozzafiato verso sera, dal tramonto ai primi lampioni accesi, quando, proveniendo da via Marsili, la chiesa di San Domenico vi apparirà in tutto il suo splendore. La facciata è stata ristrutturata nei primi del '900, riportandola alle forme originali, con il bel rosone a dodici raggi, come al tempo della fondazione della chiesa da parte dell'ordine dei domenicani nel XIII secolo. Nel XVI secolo fu aggiunta accanto alla facciata, la cappella Ghisilardi, che rende la forma della chiesa molto particolare. All'interno sono conservate le spoglie di S. Domenico, in un'arca di Nicola Pisano, oltre a dipinti di Guido Reni, Lippi, Carracci e del Guercino. Una curiosità: la chiesa conserva anche le spoglie dello stesso Reni e della pittrice Elisabetta Sirani. Nella piazza antistante trovate i curiosi sepolcri di Rolandino Passageri ed Egidio Foscherari, del XIV secolo, degli ordini della società dei Notai cittadini.
Lasciando la chiesa alle vostre spalle, vi dirigete lungo la via Marsili, e dopo pochi passi trovate via d'Azeglio. Subito a sinistra si trova la piccola e poco conosciuta chiesa di San Procolo, di antichissima origine, probabilmente risalente al IV secolo ma inizialmente dedicata a S. Sisto. Oggi la forma romanica originale non è rimasta, poichè fu interamente modificata nel 1536, ma la facciata è stata ripristinata nelle forme originali a fine '800. All'interno si trova una bella arca di epoca tardo-romana, dedicata al santo.
Proprio di fronte alla chiesa imboccate via S. Procolo e raggiungete via Tagliapietre. Qui trovate uno dei gioielli nascosti della città. Una bella facciata in mattoni con uno splendido portone in stile toscano introduce la chiesa della Santa, o Corpus Domini, fondata da Santa Caterina dè Vigri accanto all'importante monastero sorto nel 1456, ritiro delle figlie della nobiltà bolognese del tempo. La chiesa fu purtroppo gramente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra, ed è stata restaurata evidenziando le parti distrutte. Santa Caterina fu un personaggio molto importante, tanto che il suo corpo mummificato è conservato in una bellissima cella ornata da centinaia di reliquiari. Un luogo assolutamente magico e denso di atmosfera.
Spingendovi verso i viali, incontrate la chiesa di Sant'Antonio, e proprio fuori porta San Mamolo (che purtroppo non esiste più) trovate la chiesa dell'Annunziata, circondata da un bel portico. La chiesa fu fondata nel 1488 e purtroppo depredata delle opere d'arte in epoca napoleonica.
Ritornate verso il centro, proseguendo lungo la via Tagliapietre, arriverete a fiancheggiare la chiesa di San Paolo, la cui facciata domina via Carbonesi. La chiesa fu costruita nel XVII secolo e conserva dipinti del Guercino, del Carracci e di Crespi. Splendido è l'altare maggiore con il gruppo scultore di Algardi.
Proprio di fronte, a pochi passi lungo via Val d'Aposa incontrate un altro gioiello. L'oratorio dello Spirito Santo è uno dei pochi resti con facciata in terracotta, opera di Vincenzo Onofri, eretto nel 1481 per conservare un'immagine della Madonna ritrovato in loco.
A pochi passi, in piazza dei Celestini, si erge la chiesa di San Giovanni Battista, fondata nel 1368 e modificata più volte nel corso dei secoli, sino al 1770. Nella chiesa è sepolto Nicolò dall'Arca.
Oramai siamo in prossimità del centro cittadino vero e proprio, Piazza Maggiore, dove troneggia l'imponente facciata della basilica di San Petronio la sesta per dimensioni in Europa. La costruzione del tempio iniziò nel 1390 e nel 1530 fu teatro dell'incoronazione di Carlo V. La basilica è dedicata al Santo patrono della città e fu progettata e realizzata da Andrea da Faenza e Antonio di Vincenzo. La tradizione vuole che dovesse avere una pianta a croce, rimasta incompiuta per la costruzione del palazzo dell'Archiginnasio (e forse per non superare il primato della chiesa di San Pietro a Roma). La costruzione iniziò con l'esproprio e l'abbattimento di numero case medievali e si protrasse per secoli. La facciata doveva essere in cotto ed è rimasta incompiuta. Nella base il rivestimento marmoreo incornicia una splendida porta maggiore scolpita da Jacopo della Quercia. Il campanile, opera di Giovanni da Brensa, è alto 65 metri. L'interno è maestoso, a tre navate. Sul pavimento si nota la famosa meridiana, la più grande al mondo. Le 22 profonde cappelle contengono opere d'arte di Gandolfi, Creti, Parmigianino, Costa, Aspertini. La basilica custodisce le quattro croci, uno dei simboli più antichi della cristianità cittadina, che sorgevano al di fuori della cerchia antica di mura di selenite, a difesa spirituale della città.
Dal centro di Piazza Maggiore, volgendo lo sguardo verso il bel palazzo dei banchi, troneggia la cupola del santuario di Santa Maria della Vita, fondata nel XIII secolo e ricostruita nel XVII secolo dopo un rovinoso crollo. Nell'interno, a pianta ellittica, si trova il meraviglioso gruppo della Pietà di Nicolò dall'Arca, uno dei capolavori della scultura italiana.
Non vi rimane che godervi il meritato ristoro in uno dei deliziosi bar-ristoranti all'aperto proprio in via Clavature o nelle vie laterali del Quadrilatero, la zona del mercato più antica di Bologna.
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Le chiese di Bologna - Primo itinerario: Baraccano, S. Giuliano, SS. Trinità e Santo Stefano |
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Scritto da Mafaldo
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Bologna racchiude nel centro storico una grande quantità di opere d'arte; oltre a splendidi palazzi e piazze, fanno parte del tesoro artistico cittadino anche tante chiese che, oltre all'interesse storico ed architettonico, al loro interno conservano magnifiche vestigia del passato, spesso opera di grandi artisti.
Suggerire un itinerario completo delle chiese di Bologna è impresa ardua. Ho deciso di proporvi alcuni itinerari suddividendo il centro storico in alcune zone alla scoperta delle chiese cittadine.
Partiamo, vista la primavera incombente, dai Giardini Margherita. Se vi sporgete oltre la siepe che delimita il viale, potrete scorgere la cupola di una delle più curiose chiese di Bologna. La chiesa del Baraccano si erge addossata alle vecchie mura. Nel 1402 era una piccola edicola, che venne ingrandita sino al 1528. Nel XV secolo il santuario era il prediletto della nobiltà bolognese, che offriva ricchi doni di voto. La facciata fu costruita nel 1683 e si presenta oggi con l'ingresso sul fianco porticato, verso la piazza antistante a guardare il grandioso voltone aperto sulla via Santo Stefano nel 1492. Nell'interno trovate opere di Prospero Fontana e Francesco del Cossa. Oggi è luogo di pellegrinaggio per novelli sposi.
Se attraversate il voltone e vi spingete nella via Santo Stefano, verso la porta, troverete la chiesa di S. Giuliano, costruita come una chiesetta di paese a dominare un gruppo di case inprossimità della porta, mentre , al numero 89 si erge la chiesa della Trinità, fondata nel 1662 e ampliata a metà '800. Nella sacrestia trovate un S. Rocco attribuito al Guercino.
Dovete percorrere un po' di strada verso il centro per incontrare San Giovanni in Monte, nell'omonima piazza rialzata. La chiesa fu costruita secondo la tradizione, da S. Petronio nel V secolo, sulle rovine di un tempio pagano sulla collina detta Monte Oliveto, che nell'immaginario cattolico rappresenta una delle raffigurazioni delle tappe dei luoghi santi, il Monte degli Ulivi appunto. La chiesa fu ultimata nel 1442, ma la facciata fu rinnovata nel 1589. Sulla porta d'ingresso è notevole una maestosa aquila in terracotta di Nicolò dall'Arca. La chiesa è molto semplice nell'interno, suddivisa in tre navate. Nel mezzo sorge una croce romanica sopra un grande capitello romano, una delle croci che erano poste alle entrate della città antica. Nell'interno opere di Giacomo Francia, Bartolomeo Cesi, del Guercino, Lorenzo Costa.
Attraversate la via Santo Stefano e raggiungete Piazza Santo Stefano, dove troneggia lo splendido complesso delle Sette Chiese, che il mondo ci invidia. Il complesso venne iniziato nel V secolo, con un'edicola dei primi tempi cristiani, dedicata al promartire S. Stefano. Dopo la terza crociata, quando i viaggi in Terra Santa divennero più pericolosi, in molte città, a somiglianza del Tempio di Gerusalemme, furono costruite chiese simbolo, come il complesso di Santo Stefano. Si dice che la parte più antica fosse costruita sui ruderi di un tempio dedicato ad Iside. Certo è che nel 1299 nella piazza antistante fu rinvenuta una lapide, oggi murata sul lato sinistro della chiesa maggiore, ove è scritto che Anticeto, a nome di Marco Calpurnio Tirone, innalzò un tempio ad Iside vincitrice. La chiesa odierna fu abitata sino al 1797 dai monaci Celestini.
Il complesso è una scoperta continua e sorprende sia per la splendida armoniosa visione della facciata, sia per gli interni suggestivi e diversi uno dall'altro. Oggi si entra dalla chiesa del Crocifisso, ricostruita nel 1637 sugli avanzi della chiesa romanica di cui rimane la cripta e il corpo maggiore con travi di legno dipinto. La cripta è del 1119, e si fregia di eleganti sculture bizantine. A sinistra si trova l'accesso al Calvario o Santo Sepolcro, la parte più antica del complesso. Costruito in forma ottagonale, con loggetta interna a doppie colonne di antichi marmi con pozzo, è ritenuto da molti il più antico battistero della città. Fondato da S. Ambrogio nel 902, fu ricostruito nel XII secolo ad imitazione del Sepolcro di Gerusalemme. Accanto è la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, costruita da S. Faustiniano nel IX secolo, in gran parte con avanzi di edifici romani. La forma odierna è del 1019 a tre navate con pilastri. Verso l'esterno, ci si trova nel Cortile di Pilato, nel cui mezzo è collocata una grande vasca di marmo con una singolare ed oscura iscrizione, che pare donata alla cattedrale dal Re dei longobardi, Liutprando, nella metà del VIII secolo. Procedendo a sinistra si presenta una cappella, ornata dalla tomba romanica di S. Giuliana. La chiesa del Martirium o della Croce, del VI secolo, pare non fosse in origine dedicata al culto, ma servisse come tomba di una dama greca di nome Julia Aphrodite Filtazia, il cui cadavere fu trovato imbalsamato dai monaci benedettini. Il chiostro del complesso è una delle più importanti opere d'arte romaniche della regione, datato XII secolo ad opera dei benedettini costruito con avanzi romani. Un luogo unico, pacato e silenzioso in pieno centro, con una splendida loggia di archi inferiore ed una superiore del XII secolo.
Lasciate la piazza e risalite verso via Castiglione, dove si erge imponente ed incastrata tra i palazzi la chiesa sconsacrata di Santa Lucia, del 1623, rimasta interrotta. Bombardata e restaurata, oggi è sede dell'Aula Magna dell'Università. Un bel colpo d'occhio in una strada cittadina stretta e tortuosa.
Direi che come primo itinerario può bastare. Trovate ristoro alla vicina Sorbetteria di Castiglione, per assaggiare il gelato migliore della città.
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I Musei di Bologna - Settimo itinerario: Emozioni |
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Scritto da Mafaldo
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Ho volluto dedicare l'ultimo, ma ovviamente non esaustivo itinerario ai due musei cittadini che a mio avviso colpiscono più al cuore: il MUSEO EBRAICO ed il MUSEO DELLA MEMORIA DI USTICA.
Il MUSEO EBRAICO si trova nel cuore dell'ex ghetto ebraico, in via Valdonica 1/5, nascosto quasi che non si volesse far trovare. Il museo ha lo scopo di valorizzare la storia ed il patrimonio culturale ebraico in città ed in tutta la regione attraverso documenti e strumenti multimediali ed un interessante percorso che si snoda tra i luoghi simbolo della cultura ebraica in città: il ghetto, la sinagoga, il cimitero ebraico alla Certosa, il Museo medievale, le case dove risiedevano alcune delle famiglie più influenti prima di essere internate nel ghetto, sino a spingersi oltre la città, a Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma. Potrete ripercorrere la storia della comunità ebraica a Bologna, che esisteva secondo i documenti già a partire dal XIV secolo ed era ben integrata nella vita cittadina. Fu con la bolla papale emanata da papa Paolo IV nel 1555 che vennero regolate le presenze ebraiche in città, obbligando gli ebrei a risiedere nel “serraglio degli ebrei”, detto ghetto, delimitato oggi da via Zamboni, Oberdan e Marsala, che comprende una serie di vie del centro tra le più belle e caratteristiche oggigiorno. Provate a passeggiare la sera in via del Carro, via dell'Inferno, via Valdonica, e sarete invasi da una pace impensabile in pieno centro storico, e se guardate in alto potrete avere una delle viste più belle sulle Due Torri. Ma in passato questa zona era simbolo di segregazione, separata dalla città con cancelli che venivano chiusi al tramonto. All'interno del ghetto si trovava l'antica Sinagoga, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; una targa la ricorda oggi al numero 16 di via dell'Inferno. Se seguirete l'itinerario proposto dal Museo, e vi spingerete oltre la zona del ghetto potrete trovare tante testimonianze della presenza ebraica in città: in piazza Santo Stefano il palazzo della famiglia ebraica Sforno; in Piazza Maggiore il palazzo dei Banchi, che ospitava banchi ebraici di prestito ed interesse; in via Goito il palazzo Bocchi del 1565, dove ancora è affissa un'iscrizione ebraica :"O Signore preservami dalle labbra menzognere e dal linguaggio ingannatore". Profetico. Oltre poi alla sezione permanente del museo, nella quale sono illustrate la storia del popolo ebraico, con particolare interessa a quella cittadina e regionale, il Museo offre anche un interessante centro documentazione e una serie sempre intensa di attività e proposte culturali.
Per un'emozione non meno intensa, recatevi al MUSEO PER LA MEMORIA DI USTICA, in via di Saliceto 3/22, che attorno ai resti del DC9 abbattuto mentre volava da Bologna a Palermo nel 1980, presenta una suggestiva installazione di Christina Boltanski. Le 81 vittime sono ricordate attraverso una serie di luci ad intermittenza al ritmo del respiro; 81 specchi neri riflettono l'immagine di chi percorre il ballatoio; 81 altoparlanti diffondono frasi sussurrate, pensieri comuni e universali, come a farci comprendere la casualità ed ineluttabilità della tragedia; 9 grandi casse nere disposte attorno ai resti contengono oggetti personali appartenuti alle vittime, invisibili ai visitatori ma elencate dall'artista nella "Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870". “Da sempre l'opera di Christian Boltanski analizza il concetto di tempo, l'aspetto reliquiale della testimonianza e la sua esposizione attraverso forme installative rigorose e suggestive. Per Boltanski la dimensione evocativa del ricordo impone visioni molteplici e soggettive, ogni narrazione viene abbandonata per divenire solitudine del pensiero individuale, per rimandare all'azione e alla ridefinizione di una realtà che ci vede sempre e costantemente protagonisti e complici”. Tutto il progetto, che deve far riflettere sulla triste vicenda ancora irrisolta, è curato dall'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica.
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I Musei di Bologna - Sesto itinerario: i Musei che non ti aspetti |
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Scritto da Mafaldo
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“I musei che non ti aspetti” è il titolo del sesto itinerario; mi limiterò ad elencarvi alcuni tra i musei più curiosi e stravaganti che solo noi bolognesi possiamo vantare.
Il MUSEO DELL'ASSISTENZA INFERMIERISTICA in via di Barbiano 1/10 espone testimonianze di vario genere che raccontano l'evoluzione dell'assistenza infermieristica dal '700 ad oggi.
Il MUSEO STORICO DIDATTICO DELLA TAPPEZZERIA-VILLA SPADA in via di Casaglia 3 raccoglie una strordinaria collezione di preziosi tessuti di tutte le epoche e provenienze, nonché telai e attrezzi utilizzati dai tappezzieri.
Il MUSEO DUCATI in via Cavalieri Ducati 3, propone una raccolta dei cimeli che ci illlustrano la storia di questa prestigiosa casa motociclista bolognese fondata dai fratelli Ducati nel 1926: i modelli ed i protagonisti che hanno conquistato l'Italia dagli anni '40 sino ai giorni nostri. Per gli appassionati di moto e di storia.
Il MUSEO DELLA SANITA' E DELL'ASSISTENZA è ospitato nei primi locali dell'ex Ospedale Maggiore, nel complesso di Santa Maria della Vita, in via Clavature 8, quando l'ospedale era collocato in pieno centro storico.Il museo raccoglie testimonianze della storia della sanità a Bologna: dipinti, arredi, paramenti sacri, ma anche strumenti sanitari e scientifici e un centinaio di bellissimi vasi da farmacia. Cogliete l'occasione per visitare il Compianto di Cristo Morto di Nicolò dall'Arca nell'attigua chiesa.
Il MUSEO DELLA RESISTENZA DI BOLOGNA in via Sant'Isaia 20 nel complesso di San Mattia, illustra la storia della Resistenza bolognese e dell’antifascismo nel periodo tra le due Guerre mondiali e il ruolo della Resistenza nel dopoguerra e nell’Italia repubblicana, offrendo, attraverso documenti d'achivio, fotografie, filmati, manifesti e testimonianze varie un quadro completo sulla storia della nostra città dal 1919 al periodo post bellico, ma di grande aiuto per comprendere meglio anche la realtà che viviamo.
Il MUSEO DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI APICOLTURA E BACHICOLTURA in via di Saliceto 80 racconta l'evoluzione e la storia dell'apicoltura e della bachicoltura (che non tutti sanno fosse molto diffusa sino a prima della guerra nel territorio bolognese) attraverso l'esposizione di strumenti ed attrezzature; dal 2004 è inserito nel Cra, Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, e attraverso innovativi laboratori si pone alla sommità degli studi di ricerca nel campo del settore apistico.
I MUSEI VETERINARI DI ANATOMIA PATOLOGICA E TERATOLOGIA VETERINARIA E ANATOMIA DEGLI ANIMALI DOMESTICI possono essere visitati nella sede di Ozzano Emilia, dove potrete ammirare una collezione di preparati anatomici conservati a secco o sotto spirito, oltre a 300 modelli in cera, creta e gesso e oltre 2.000 pezzi anatomici conservati a secco rappresentativi di tutte le specie domestiche, con prevalenza di preparazioni relative al cavallo e ai bovini.
Il MUSEO DEL SOLDATINO "MARIO MASSACESI" ospitato nella bella sede di Villa Mazzacurati, in via Toscana 19, è il regno dei collezionisti di soldatini : oltre 15.000 soldatini antichi e moderni di tutti i materiali e raccolti in collezioni tematiche.
Il MUSEO MEMORIALE DELLA LIBERTA' ospita un'accurata ricostruzione di alcuni episodi bellici inerenti la Linea Gotica, con tanto di vestiti, armi, uniformi e veicoli originali dell'epoca, in una suddivisione in 5 scene che vogliono descrivere in maniera reale come tali avvenimenti furono vissuti dalla popolazione del luogo. Da non perdere la proiezione di un filmato 16 mm. inedito della liberazione di Bologna.
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