"Quella della musica è una delle tre vie per le quali l'anima ritorna al Cielo." Torquato Tasso
Yours truly, cellophane nose - Beth Jeans Houghton & the Hooves of Destiny
2012
Finalmente una ventata di freschezza! Cominciavo a temere fosse l'invecchiare a determinare quel disinteresse, quell'apatia per le nuove produzioni musicali. Tutto ha il sapore di già sentito, già visto, scontato e noioso, come se i 'giovani artisti' (son tutti artisti?) non facessero altro che riprendere, ripetere, quello che noi trentenni quasi quarantenni abbiamo visto dagli anni '80, con scarsa originalità e anche un pò di fastidio. Invece no, sono ancora giovane e ancora mi so emozionare, ancora so trovare qualcosa di originale e di splendente nel panorama musicale! Che gioia, che soddisfazione sentirsi ancora ragazzi e sentirsi canticchiare un motivetto, accennare un ballo anche solitario..
Mi è capitato e mi capita ogni volta che ascolto il bel disco di Beth Jeans Houghton, sconosciuta a me cantante, che con i suoi Hooves of Destiny ci ha regalato un disco interessante e barocco, gioioso ed originale. Il disco è orchestrale, inaspettatamente folk e pop, fresco e genuino, la voce è deliziosa e gli arrangiamenti non banali, i testi raccontano assurdi universi paralleli, le partiture sembrano da musica da camera. E dall'inizio folgorante di 'Sweet tooth bird' è tutto un susseguirsi di cori, trombe, archi, lirismi vocali, che culminano nel momento più alto, con le splendide 'The barely skinny bone tree' e 'Lilliput'. Ma è tutto l'insieme che è delizioso e ti viene voglia di ascoltarlo a rotazione per ore e ore. E i video che accompagnano i brani sono piccoli capolavori naif, dove la giovane Beth, che a prima vista pare una Lady Gaga più altera ed elegante, mischia arte e musica, vita e storie raccontando episodi al limite del reale. Confidiamo che non si perda come accade puntualmente al secondo o terzo album a tutti i giovani promettenti...
Madonna lo chiarisce nella prima traccia di Mdna: 'spiacente, ma sono e sarò sempre una pazza, so che non dovrei agire in questo modo ma sono una ragazzaccia, perdonatemi'. Quindi non ci resta che accogliere la sua richiesta e perdonarle quella irresistibile smania di rimanere giovane e a volte suonare un poco ridicola. Ma chi di noi non cerca di aggrapparsi con i denti all'idea di continuare a vivere come facevamo qualche decennio fa? Con questa premessa capiamo immediatamente che Mdna è l'album di una donna che si riprende la propria vita (dopo un divorzio?), anzi che non ha mai avuto intenzione di perdersela. Madonna torna ad essere Madonna, quella che i giovani non hanno avuto l'opportunità di conoscere in diretta dai primi anni '80 e che i miei coetanei hanno forse purtroppo dimenticato. Una provocatrice, una donna che afferma se stessa sempre, una dura che soffre ma non si spezza, che sbaglia e si scusa ma comunque vive la vita e il sesso e se ne frega, che arriva a sognare di uccidere amori passati, che non rimpiange e che vuole vivere con ironia, come una ragazzaccia appunto. Certo, è sempre lei, colei che ha inventato la musica femminile pop degli ultimi decenni, e ha aperto la strada a tutte le giovani star odierne, ma con qualcosa in più: pop certo, ma canzoni che hanno fatto la storia della musica contemporanea, con perle semplici ma eterne (chi non ha cantato e ballato una sua canzone?). E Mdna è in tutto e per tutto la Madonna che abbiamo conosciuto, quasi un album celebrativo di sè stessa.
Mdna era una grande attesa: riprendersi dal pesante ma anche direi sottostimato Hard Candy, la speranza di qualcosa di nuovo e di intelligente. L'inizio non ha aiutato molto.
Il traino 'Give me all your luvin' è un episodio da dimenticare, 'Girls gone wild' ha spiazzato per mancanza di originalità. Quindi si temeva il peggio. Eppure Mdna è un bel lavoro. Incredibilmente, è un album profondo e fresco, leggero ed intimo, ancora una volta capace di rinnovare senza inventare. E non mancano i momenti altissimi.
In un'atmosfera che spesso è autocitazione (chapeau!), in mezzo a suoni disco spesso snervanti ma che indubbiamente fanno venire voglia di muovere il culo, a canzoni martellanti e ritornelli accattivanti ma un poco già sentiti, ci sono brani da manuale, nei quali c'è tutta la migliore Madonna: la peccatrice che ama esserlo di 'I'm a sinner', la pensatrice mistica che canta in un delizioso falsetto in 'Love spent', la donna che vive veloce e al meglio, fregandosene delle opinioni altrui di 'I'don't give a' (splendidi i cori finali), la ammaliatrice assassina di 'Gang Bang' (vera perla del disco), la lady d'altri tempi della splendida evocativa 'Falling Free' (William Orbit e Joe Henry docet), la colta e raffinata cantrice di 'Masterpiece' (perfetta ballata), la sincera e profonda amante che ha commesso un errore così imperdonabile come solo lei sa fare in 'I Fucked up', che cresce e sale fino a farti rizzare i peli. Canzoni che fanno dimenticare le leggerezze un po' banalotte degli altri brani e ne fanno un altro lavoro storico. E' nel complesso il suo miglior disco? Non credo, ma che senso ha poi chiederselo? Quello che resta è un buon sapore di freschezza e momenti sognanti. Cioè quello che ci ha sempre proposto in 30 anni. Rispetto.
Natale è passato da un po'.. non so cosa avete ricevuto voi, ma a me Babbo Natale ha portato una serie di cosucce nient'affatto male, tra cui anche questo SOGNO n° 1..
L'operazione è di per se interessante, si tratta infatti di una inedita e strana riedizione di una decina di brani di Fabrizio De André, autore a me caro da sempre, impossibilitato da una Morte Impaziente a regalarci nuovi percorsi musicali, accompagnato in questo "sogno" dalla London Symphony Orchestra.. L'abbinamento può apparire pretenzioso, me ne rendo conto, soprattutto se si pensa al De André di Valzer per un amore, ma in questo "Sogno" la voce e l'orchestra sono unite da un'armonia e da una pienezza di suoni che difficilmente potrete pensare a qualcosa che non sia la melodia che state ascoltando..
Due cammei impreziosiscono l'opera, uno quello di Vinicio Capossela che avete appena ascoltato (spero) e l'altro quello di Franco Battiato in Anime Salve.. prodigi dell'era digitale che ci regalano quello che un concerto non ci ha mai permesso (a me almeno) di ascoltare..
Il disco, immediatamente ascoltato (ovvero direttamente in play a mezzanotte e un minuto della notte della vigilia), mi ha lasciato una specie di sapore d'antico in bocca, quell'antico che sa di prezioso e di raro però, non quell'antico che sa di stantio.. Io lo consiglio senza timore, agli appassionati di De André, agli amanti della musica classica e ai curiosi di questa inusuale commistione, anche perché la scelta dei brani, tra cui Tre madri, Preghiera in gennaio e Rimini pesca con successo in una lunga carriera di poesie in musica che traggono dall'incontro con la classica una musicalità nuova e quasi cinematografica.
Quindi.. Buon ascolto!
SOGNO n° 1 - London Symphony Orchestra (Prodotto e arrangiato da Geoff Westley) Sony Music RCA Nuvole Production
Grace Jones - Hurricane
Scritto da Mafaldo
2008
Un grande ritorno, ai più passato inosservato, da riscoprire senza dubbio. L'assoluta icona, diva, strega, androgina Grace Jones torna nel 2008 dopo 20 anni di assenza sulle scene musicali e lo fa alla grande. Hurricane è un disco d'atmosfera raffinato e magico, da avere senza dubbio nella propria raccolta. Un'opera senza tempo, in cui la splendida e forte voce di Grace si colora delle atmosfere di grandi collaboratori, tra i quali Tricky, Sly & Robby e Brian Eno. E la sua essenza aggressiva, trasgressiva, eccentrica e fascinosa diventa ancora più grandiosa, profonda ed attuale.
Suoni industriali, dub, sporchi, gospel, raggae e malinconici, in puro stile Bristol sound. Una colonna sonora micidiale, animale, allucinata. Introduce il disco l'urban raggae di 'This is life', e il discorso continua con la splendida 'Corporate Cannibal', con una voce calda e suadente. Poi una virata drammatica con 'I'm crying (my mother's tears)', così bella da far venire le vertigini. Languidi suoni tango avvolgono in 'Love you to life', diventano languidi in 'Sunset sunrise', incredibilmente conturbante ed ammaliante. E la plumbea 'Hurricane', l'alta tensione di 'The Devil in my life'... un perfetto capolavoro senza tempo, moderno ed elegante, che rapisce al primo ascolto.
E' fuori discussione che Charlotte Gainsbourg non ha una voce potente, che sussurra piuttosto che cantare, che lo stile e le melodie sono contaminate dallo stile dell'ingombrante madre Jane Birkin (per non parlare dell'influenza del padre), che ad un primo acchito si potrebbe scambiarla con una Carla Bruni qualunque. Ma vi consiglio di ascoltare con attenzione il suo terzo lavoro IRM, e se volete approfondire anche il precedente 5:55 del 2006. Perchè sono dischi che meritano assolutamente interesse, molto sicuramente dovuto alla sapiente scelta di interessanti autori come gli Air, Jarvis Cocker e nel più recente, Beck. Nomi di tutto rispetto. Ed infatti se 5:55 era figlio delle atmosfere sognanti degli Air e del folle paroliere Cocker, qui troviamo un Beck anche musicista che regala a Charlotte la possibilità di esprimersi in un disco piuttosto "sporco", pieno di chiaroscuri ed atmosfere noir, molto autobiografico. Bello, raffinato e da grande sottofondo.
Un inizio molto ritmato, quasi tribale con 'Master's hands', per poi virare verso canzoni non immediate, che svelano poi i pezzi migliori, sicuramente il delizioso duetto 'Heaven can wait' con Beck e la splendida pop song 'Time of the Assassins', seguiti da altre composizioni molto Beck, che a tratti virano nel blues per finire con una rockeggiante 'Looking Glass Blues'. Apparentemente fragile ma con grande spessore. Bellissimo il video di 'Heaven can wait', definito dal regista 'uno sballo dadaista'.
Confesso di aver abbandonato Tori Amos dopo lo splendido debutto di "Unde the pink". La ritrovo ora, dopo 17 anni con un album complesso, da ascoltare a lungo. Il disco "Night of Hunters" colpisce per diversi aspetti: prima di tutto è prodotto dalla Deutsche Grammophon, prestigiosa etichetta classica. Ed è proprio questa la particolarità che lo rende un lavoro importante: le musiche sono basate su temi di compositori classici, come Debussy, Schumann e Bach, ispirate alle sonorità alte degli ultimi quattrocento anni. E le canzoni raccontano le sofferenze e la rinascita di una donna che, in una notte, dopo essere stata abbandonata, ritrova se stessa. Quindi, tanto di cappello. Le melodie sono assolutamente affascinanti, tutte piano, archi e flauti, ariose ed avvolgenti e la voce spicca come in passato. Qualche nota dolente però c'è: intanto la copertina, con quell'immagine di Tori che sembra una Madonna dolente appena uscita dal chirurgo plastico. E in diverse canzoni canta la figlia undicenne, capitoli sempre interessanti, ma la voce ancora immatura banalizza un po' il tutto. Comunque, superati questi due ostacoli, ed anche un certo continuum che a tratti annoia un poco, resta un disco di partiture coinvolgenti, da leggere tra le righe, godendo delle splendide arie classiche. I momenti alti sono tanti, da Fearlessness dove canta: 'Il coraggio soffiava con il vento, ci svegliammo per salutare il sole, abbiamo navigato come gli antichi negli inferi della notte, sapevamo che il pericolo sarebbe arrivato, ho avuto fiducia in entrambi..', alla splendida Star Whisperers.
Poi Nautical Twilight, che sa tanto di canzone antica: 'Come il giorno lasciò il posto al nautico crepuscolo, ho voltato le spalle, abbandonando la forza di cui son fatta. Rompendo il delicato equilibrio, ho lasciato il mio mondo giorno dopo giorno, mentre la mia città svaniva inghiottita dal mare, sconfinato'. Pura poesia. E poi la triste Your Ghost, e il finale di Carry: 'Amore, tienimi la mano ed aiutami a capire nell'alba che coloro che ci hanno lasciati non se ne sono andati, ma essi continuano, come stelle che guardano in basso, come figli della natura, e figlie del paradiso, a farmi capire che non ti dimenticherò mai. Nella processione di potenti stelle, il tuo nome viene cantato e tatuato sul mio cuore, e qui continuerò a portarlo, per sempre'. Non un miracolo, ma comunque un disco che sa regalarti brividi.
Nella mia personale scoperta di Nick Cave, Henry's Dream è arrivato dopo altri meravigliosi album più recenti, e per molti versi è paragonabile all'angosciante capolavoro "Murder Ballads".
A metà della sua lunga carriera (spero non giunta al termine), questo disco rappresenta Nick Cave al meglio. Dedicato alla nascita del figlio Henry, non si pensi sia una sorta di ninna nanna per infanti. Il disco inzia con un viaggio dannato e tormentato, tra cupe atmosfere, personaggi da incubo, tinte fosche e litanie dolenti. Nell'eterna "Papa won't leave you Henry" canta: 'sono uscito l'altro giorno, il vento umido attorno al collo, nella testa risuonavano urla e gemiti... la luna appariva esaurita, come qualcosa di cui aver pietà... mi ricordò il suo viso, i suoi occhi sbiancati ed affamati... i capelli come un sipario... ma il suo fantasma indugia ancora... papà non ti lascerà Henry, la strada è lunga e dura, ma papà non ti lascerà, non c'è bisogno di piangere..'
Poi le allucinazioni di "I had a dream Joe", un lungo elenco di torrenziali angoscie sul senso di colpa, la rabbia e il peccato. Solo apparentemente la splendida "Straight to you" è dolce e consolatoria: 'le torri d'avorio si stanno sgretolando, le rondini hanno affilato il becco... la luce nella finestra sta svanendo, le candele grondano sul davanzale... sono finiti i giorni dell'arcobaleno, passate le notti di stelle oscillanti, e il mare inghiottirà le montagne, e il cielo sputerà scintille, dirette a te, ed io arriverò ancora una volta, diretto a te'.
Al termine di questo incredibile trittico suonato con musiche incalzanti ed evocative, il disco ci racconta di leggende, come in "Christina the astonishing" dove prende corpo la santa "impressionante Cristina" che 'fuggì in luoghi remoti, salì torri, alberi e mura per sfuggire al fetore della corruzione umana' in un'atmosfera che sa di antico, grazie ai bellissimi cori e all'uso dell'organo.
E ancora vagabondaggi erranti alla disperata ricerca di un aiuto, un segnale, e poi rabbia e vendetta sul luogo del delitto in "Jonn's Finn wife", che commuove per lo splendido arrangiamento, i violini, una musica che accompagna la vicenda, dall'omicidio alla calma della morte. Ma c'è ancora speranza, e arriva con "Loom of the land", una speranza anche per un assassino come "Jack the ripper", che chiude il disco: la libertà è la morte, che ti perseguita fino a farti rinascere.